Impianto per Produzione di CDR/CSS
La parola chiave è “Recupero” per il nostro impianto di produzione di CDR/CSS

Il 2016 ha rappresentato un anno molto importante per la nostra azienda, per l’inaugurazione e la messa in esercizio del nuovo impianto di recupero di frazioni e sovvalli indifferenziati con produzione di Combustibile Derivato da Rifiuti (CDR), evolutosi poi come Combustibile Solido Secondario (CSS).

Accanto alle tradizionali linee di lavorazione predisposte per il recupero di matrici solide, con il nuovo impianto, l’azienda si pone come obiettivo primario il trattamento del sovvallo indifferenziato generato proprio da tali lavorazioni. I sovvalli infatti, precedentemente, erano interamente destinati o ad impianti terzi o nella maggior parte dei casi allo smaltimento finale in discarica.layout

In pratica, rifiuti che non potevano più essere ulteriolmente recuperati, ora lo sono e ciò consente all’azienda di adottare un approccio ancora più sostenibile e tecnologicamente avanzato, funzionale al raggiungimento dell’obiettivo “Zero Waste to Landfill” (Rifiuti Zero) e un conseguente minor ricorso alla soluzione” discarica.

Il progetto, presentato alla Regione Lazio già da Giugno 2013, ha ottenuto formale autorizzazione ad esercitare a Febbraio 2016, ed oggi si inserisce in uno scenario regionale che è caratterizzato da una notevole carenza di impianti in grado di gestire sovvalli indifferenziati sia essi destinati a recupero che a smaltimento finale in discarica. Così, questa forte ed attuale esigenza espressa a livello regionale da un lato, e le normative pressanti per gli operatori di rifiuti dall’altro, hanno spinto la società Ecosystem a realizzare questo importante investimento portandola oggi a chiudere il proprio ciclo produttivo di recupero.

La nostra azienda è fiera di aver presentato un progetto di tale portata, fiore all’occhiello per l’economia della zona, tale da darle certamente un vantaggio competitivo, ma allo stesso tempo di rilevanza strategica per i piani Regionali di gestione Rifiuti, in quanto gli impianti per CDR/CSS, già operanti nella Regione Lazio, anche in seguito alla chiusura della discarica di Malagrotta, erano saturi dai rifiuti urbani indifferenziati di Roma e Provincia.

DESCRIZIONE DELL’IMPIANTO

Il trattamento a cui vengono sottoposti i rifiuti in ingresso, è di tipo meccanico (TM) poiché l’impianto utilizza esclusivamente un processo a freddo per il recupero di frazioni secche. L’impianto di trattamento è stato installato all’interno di un capannone industriale su una superficie di circa 2500 mq. La struttura è chiusa ed in costante depressione al fine di evitare emissioni verso l’esterno.

L’impianto è autorizzato al trattamento in ingresso di 67.500 ton/anno di rifiuti, che stimando 300 giorni lavorativi equivalgono a 225 ton/giorno ma ha un potenziale tecnico di 200.000 ton/anno. La sua particolare caratteristica è data dalla capacità di gestire differenti programmi e configurazioni attraverso i quali modulare il processo in funzione del materiale che in quel momento si sta trattando. La garanzia di un’alta flessibilità nel modus operandi è necessaria poiché l’azienda opera sia nel campo dei rifiuti industriali, notoriamente disomogenei per natura e composizione, che in quello dei rifiuti urbani.

La linea di lavorazione, complessa ed articolata, è costituita da apparecchiature in grado di separare le differenti frazioni in base al peso, alla composizione e alle dimensioni dei rifiuti. Come è consuetudine per questo tipo di impianti, la lavorazione prevede una triturazione primaria, seguita da diversi step di vagliatura e selezione, fino ad arrivare ad un raffinatore finale, il tutto monitorato e automatizzato da un software appositamente progettato per l’impianto.

I rifiuti in ingresso vengono introdotti nel Trituratore Primario, top di gamma della casa LINDNER, che ha una potenzialità di produzione, in funzione dei materiali, fino a 30 ton/h e che genera una pezzatura massima da 60mm a 104mm in funzione della configurazione impostata. Il rifiuto segue il suo percorso fino a raggiungere un Vaglio Rotante tra i più grandi disponibili sul mercato, con un diametro di ben 3,2 metri. Nel Vaglio Rotante, la selezione del materiale avviene attraverso la rotazione di un cilindro forato che lascia passare materiali di piccola dimensione ovvero con pezzatura inferiore ai 50mm. Tali materiali, costituiti prevalentemente da inerti o rifiuti organici, passano al di sotto del vaglio e per tale motivo sono definiti “sottovaglio” e vengono opportunamente convogliati in una specifica area di stoccaggio, mentre il resto del rifiuto continua il suo percorso di trattamento verso un Separatore Magnetico, che consente di separare il ferro destinato ad una delle linee di lavorazione dell’azienda.

Quarto step dell’impianto è il vaglio Aeraulico, la cui funzione è quella di separare le frazioni pesanti (quali scorie di metallo come ad esempio alluminio, acciaio, ottone o inerti con pezzatura >50mm) da quelle leggere, che continuano il loro percorso nella Cabina di Selezione. All’interno di quest’ultima, attraverso l’operato di un minimo di 6 ed un massimo di 12 persone, avviene la cernita ed il recupero manuale di frazioni recuperabili, quali principalmente carta, plastica e legno. A questo punto, il rifiuto, sempre in funzione della configurazione impostata dall’operatore al controllo, può subire un ulteriore processo di lavorazione all’interno del Raffinatore Finale, anch’esso top di gamma della LINDNER, con potenzialità massima produttiva fino a 9 ton/h con una pezzatura di 30 mm, oppure, può raggiungere direttamente o una pressa filmatrice per essere imballato, oppure può essere depositato in una baia di stoccaggio, caricato e compattato su di un automezzo e consegnato a destinazione in forma sfusa.

Come già detto, l’impianto è stato concepito per essere molto dinamico, grazie all’inserimento di diversi nastri reversibili che fungono da switch e che, opportunamente impostati a livello software, permettono configurazioni diverse al fine di avere in uscita prodotti con diversa pezzatura. Inoltre, una particolarità dell’impianto è quella di essere alimentato prevalentemente da sovvalli e scarti industriali e non quindi da rifiuti urbani, portandolo a produrre CDR/CSS di alta qualità e con eccellente potere calorifico.

I soggetti interessati al “prodotto” dell’impianto sono principalmente i cementifici e i termo­ valorizzatori, per i quali l’azienda potrà produrre CDR/CSS con pezzature da 30mm, 60mm, 100mm sia in balle filmate che in materiale sfuso.