Assimilabilità dei rifiuti

In merito alla questione tassa comunale sui rifiuti (TARSU, TIA, TARES) la normativa, di per sé già complessa, è stata ulteriormente arricchita dalla sentenza del Consiglio di Stato n. 4756 del 26 settembre 2013. Al suo interno si legge:

con l’articolo 195, comma 2, lettera e) del Dlgs 152 del 2006 si è dettata una normativa chiara e coerente con i principi comunitari, essendosi stabilito che “non sono assimilabili ai rifiuti urbani i rifiuti che si formano nelle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti, salvo i rifiuti prodotti negli uffici, nelle mense, negli spacci, nei bar e nei locali di servizio dei lavoratori o comunque aperti al pubblico”. In quanto non assimilabili, i rifiuti che si formano nelle aree produttive, salvo le eccezioni sopra elencate, sfuggono al regime transitorio e si pongono al di fuori della privativa comunale.

Allo stato della normativa attualmente vigente, tuttavia, tale lettera non ha più questi contenuti in quanto è stata modificata dal Dl 6 dicembre 2011 n. 101, legge di conversione n. 214/2001: la lettera e) così novellata prevede che i criteri per l’assimilazione dei rifiuti speciali e dei rifiuti urbani sono da stabilirsi con apposito decreto ministeriale, uno dei tanti previsti dal Dlgs 152/06 ma a tutt’oggi ancora in attesa di essere emanati.

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