Classificare o Caratterizzare un rifiuto?

Troppo spesso si fa confusione fra classificazione e caratterizzazione di un rifiuto, in quanto i due termini sono utilizzati come sinonimi. Nella realtà si tratta di due aspetti ben distinti, ovvero di due momenti diversi del processo conoscitivo di un rifiuto.

A monte di questo breve escursus, certamente non esaustivo, ricordiamo l’obbligo del produttore di analizzare il proprio rifiuto, in funzione della sua pericolosità e del suo successivo trattamento.

L’articolo 184 del Dlgs 152/2006 spiega il principio con cui si classifica un rifiuto, in primis la sua origine, quindi “rifiuti urbani” o “rifiuti speciali”, e il processo da cui esso viene generato, nonchè lo stato fisico in cui si trova (solido, polveroso, fangoso, liquido).

Lo strumento che viene utilizzato per classificare un rifiuto è l’Elenco Europeo dei Rifiuti che porta all’individuazione del corretto codice CER e della caratteristica di pericolosità o di non pericolosità attribuita al rifiuto. In caso di rifiuto pericoloso vanno poi definite le specifiche caratteristiche di pericolo H (all. I Parte IV Dlgs 152/06) ad esso attribuite.

Vi sono molti casi, tuttavia, in cui il rifiuto in indagine non è riconducibile ad un processo produttivo codificato o tra i codici elencati per un certo processo non se ne trova uno che lo descriva in modo corretto. in molte situazioni, infatti, la voce del CER è generica e, di conseguenza, può essere utilizzata per rifiuti con origini le più disparate, con stati fisici o caratteristiche di pericolo diverse.

E’ a questo punto che occorre caratterizzare il rifiuto, ovvero predisporre una sorta di carta di identità dello stesso in cui descrivere il processo da cui trae origine, le materie prime utilizzate o le sostanze con cui può essere entrato in contatto e le relative schede di sicurezza. Questi aspetti sono essenziali, inoltre, per la corretta attribuzione al rifiuto delle eventuali caratteristiche di pericolo così come, nell’ottica di un inquadramento gestionale del rifiuto, va inclusa la verifica di idoneità verso l’impianto di destino finale.

Risulta evidente, da quanto sinora esposto, come in molti casi sia necessario avvalersi di un supporto analitico. E’ fondamentale comprendere, tuttavia, che non esistono analisi generiche o standard per definire le caratteristiche di cui si è parlato sinora sia in termini di classificazione che di caratterizzazione, sicuramente più minimale la prima decisamente più articolata la seconda. In ogni caso è indispensabile fornire al soggetto che effettuerà la valutazione analitica del rifiuto informazioni inerenti il processo produttivo da cui esso ha tratto origine, la finalità dell’analisi e i risultati attesi (classificazione, caratterizzazione, definizione delle H di pericolo, compatibilità con quale tipologia di impianto di destino).

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